Sgomberi a Pisa
Il caso della comunità rom lungo via Aurelia
Inviamo questo breve dossier per segnalare il caso, drammatico, di una piccola comunità rom (oggi composta da cinque famiglie) proveniente dalla Romania, insediatasi a Pisa da circa cinque anni, in un campo non autorizzato posto all’estrema periferia Nord-Est della città, lungo la Statale Aurelia.
Il gruppo è vissuto per anni in una situazione di marginalità sociale e abitativa, ma anche in relativa tranquillità: gli sgomberi, che pure ci sono stati, hanno avuto in passato una frequenza sporadica, e hanno consentito sempre di ricostruire una qualche forma di insediamento.
Nell’Aprile 2009, le cose cambiano: la piccola comunità viene “scelta” dall’Amministrazione Comunale per avviare l’esperimento dei “rimpatri volontari e assistiti”. In pratica, la Società della Salute – l’ente pubblico che gestisce per conto dei Comuni i servizi sociali e sanitari – propone ai capifamiglia l’alternativa: o accettare il rimpatrio, o subire lo sgombero e l’allontanamento dal campo.
Il progetto del rimpatrio prevede il pagamento delle spese di viaggio da parte della società della Salute, più un “bonus” in denaro – variabile dai 500 ai 1.500 euro, a seconda della consistenza del nucleo familiare – erogato al capofamiglia. In cambio, gli interessati si impegnano «a non richiedere benefici di assistenza sociale di nessun tipo salvo quelli strettamente necessari al rimpatrio; a cessare, anche per il futuro, nella zona pisana ogni forma di campeggio, attendamento, dimora in baracche, veicoli, camper, roulotte, ontainer, prefabbricati, tende ed altre strutture simili; a non emigrare nuovamente in Italia per almeno un anno» [citato dal Contratto Sociale fatto firmare alle famiglie rom che accettano il rimpatrio, allegato 1 alla delibera Direttore Generale Azienda USL 5 di Pisa n. 830 del 13 Maggio 2009]. Il piano dei rimpatri suscita ampie discussioni in città: alcune associazioni – tra cui la nostra – segnalano alla stampa locale l’illegittimità di un progetto di rientro formalmente volontario, in realtà proposto sotto minaccia di sgombero, e che prevede tra l’altro alcune clausole (come quella del divieto di rientro in Italia) palesemente contrarie al diritto comunitario in materia di libera circolazione.
I rom del campo si dividono: alcuni nuclei familiari accettano il rimpatrio con rassegnazione, per evitare gli sgomberi, mentre la maggioranza rifiuta, e anzi promuove azioni pubbliche di protesta.


