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Educazione e rieducazione nei campi per “nomadi”: una storia

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24 settembre 2007, di Luca Bravi e Nando Sigona

[Il saggio è apparso nel fascicolo “I campi per stranieri in Italia” a cura di Matteo Sanfilippo della rivista trimestrale Studi Emigrazione, XLIII (164): pp. 857-874 per info: www.cser.it]1

I campi per rom e sinti hanno una lunga storia, una storia in cui l’idea della rieducazione di soggetti considerati “asociali” svolge un ruolo di primo piano. Durante il ‘900, la presunta “asocialità” di rom e sinti ha trovato diverse giustificazioni e connotazioni, salvo, però, restare, talvolta sullo sfondo, talvolta ben in evidenza, un fulcro dei discorsi che poi hanno condotto ai campi. Il campo è il luogo dove si confina chi è percepito come diverso, una tecnologia del potere e, al 
contempo, un dispositivo di governance. Il “nessuna parte”, il “nonluogo”, dove relegare l’umanità in eccesso2. Il campo - e qui è possibile tracciare una linea che collega l’esperienza dei “campi nomadi” italiani ai campi profughi e ai centri di permanenza temporanea per immigrati- è il luogo dove i soggetti, persa la loro individualità, imbrigliati in categorie burocratiche massificanti, ridefiniscono se stessi sulla base di queste stesse pratiche e categorie. Questa ridefinizione non è semplice interiorizzazione meccanica di una realtà esterna e coercitiva, «il campo – piuttosto – crea e diventa chi vi abita, ne oggettiva la differenza, la costruisce e la caratterizza inseparabilmente, tanto verso l’interno quanto verso l’esterno»3. Tra le varie definizioni in grado di cogliere oggi una delle specificità dell’Italia, quella che la descrive come il “paese dei campi” ci sembra possa rappresentare ilpunto di partenza per una riflessione che affonda le proprie radici nella storia europea4. L’immagine del povero zingarelloancestralmente legato al viaggio perpetuo costituisce un elemento fondante del sistema che ha prodotto i “campi nomadi” in Italia. La burocratizzazione di uno stile di vita, che aveva e, marginalmente ancoraha, una sua ragione storica, sociale ed economica, è il nodo centrale di questo processo5. Questo passaggio prefigura un ulteriore ambito di intervento dei governi nazionali rispetto al “problema zingari”: il nomadismo rappresentava ormai da secoli un chiaro elemento di asocialità, un problema in ambito di Pubblica Sicurezza e la sedentarizzazione di soggetti ritenuti pericolosi perché in movimento, cominciava a legarsi saldamente ad un percorso di civilizzazione di cui i rom diventavano oggetto passivo di intervento. Unificato dallo spirito nomade, un intero popolo diventava soprattutto un soggetto da rieducare, da ricondurre cioè all’interno degli schemi condivisi dalla cultura dominante. Le parole di Adriano Colocci a proposito del nomadismo ci offrono un’immagine nitida di questo processo: «il Nomadismo nell’uomo elevato allarga lo spirito, lo educa alle intuizioni più vaste [...], nell’uomo inferiore, come nello zingaro [...] fomenta l’instabilità del carattere, [...] lo disusa al lavoro costante e gli facilita la cupidigia per la roba d’altri e per la donna altrui [...]. Nell’uomo inferiore il Nomadismo distrugge ogni idea di Patria»6. “Nomadismo”, “asocialità” e “rieducazione” diventano i tre cardini intorno ai quali ruota il discorso pubblico sul cosiddetto “problema zingari” nell’ottica di una suadefinitiva risoluzione7


1 I paragrafi 2, 3 sono da attribuire a Luca Bravi; i paragrafi 4, 5 e 6 a Nando Sigona. Introduzione (1) e conclusioni (7)  sono state scritte da entrambi. 
2 BAUMAN, Zygmunt, Vite di scarto,. Roma-Bari, Laterza, 2005; RAHOLA, Federico, Zone definitivamente  temporanee. Verona, Ombre corte, 2004; AUGÉ, Marc, Il senso degli altri. Torino, Bollati e Boringhieri, 2000.

3 SIGONA, Nando, I confini del “problema zingari”: rom e sinti nei campi nomadi d’Italia. In: CAPONIO, Tiziana;  COLOMBO, Asher, Migrazioni globali, integrazioni locali. Bologna, Il Mulino, 2005, pp. 267-293; si veda anche  SIGONA, Nando; MONASTA, Lorenzo (a cura di), Cittadinanze Imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia. Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2006.

EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER (a cura di), Il paese dei campi. Roma, Carta, 2000.

5SIGONA, Nando, Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l’invenzione degli zingari. Civezzano, Edizioni  Nonluoghi, 2002; ID., Locating the “Gypsy problem”. The Roma in Italy: stereotyping, labelling and nomad camps, «Journal of Ethnic and Migration Studies», XXXI, 4, 2005, pp. 741-756. 

6 COLOCCI, Adriano, Gli zingari. Storia di un popolo errante. Torino, Loescher, 1889, p. 162.

7 SIGONA, N., Locating the “Gypsy problem”, op. cit. 

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